
Dagli eventi calamitosi del 23 novembre 1980 e successivi, fino alla ricostruzione della Chiesa Madre dedicata al Patrono San Nicola di Bari.
Prefazione
L’idea di riunire in forma sintetica e monografica, gli eventi calamitosi del sisma del 23-11-1980, che hanno interessato la Comunità di Torelli, con la distruzione parziale del patrimonio edilizio abitativo e quello di culto con il crollo della Chiesa Madre dedicata al Patrono S. Nicola di Bari, ha indotto il Parroco Don Modestino Limone e i suoi collaboratori a dedicarsi a lunghe e continue ricerche, che hanno consentito di raccogliere e raggruppare i documenti storici, che riordinati ed integrati costituiscono il contenuto per descrivere le tappe che hanno portato alla ricostruzione dell’edificio di culto fino al momento dell’inaugurazione avvenuta il 25 Aprile 1989. Lo scopo e la finalità di questo documento storico, è quello di far rivivere e ricordare alle generazioni future, il dramma e la sofferenza di quei momenti difficili, la tenacia del popolo Irpino nel ricostruire sia il patrimonio edilizio abitativo che quello di culto. In questo contesto generale, si colloca tutta la fase di ricostruzione della Chiesa Madre, con la descrizione di tutte le tappe che hanno portato alla realizzazione dell’opera stessa e la figura dell’indimenticabile Mons. Giovanni Pellecchia, Parroco di Torelli per oltre 50 anni, il quale fu il principale artefice e protagonista di questa lunga e sofferta fase che terminò con la realizzazione della Chiesa. Un sentito ringraziamento è rivolto a tutta la Comunità Parrocchiale (in modo particolare a tre illustri e compianti concittadini: Antonio Sibilia, Giuseppe Marinelli ed Elio Graziano), agli emigranti per il fattivo contributo economico che permisero la realizzazione del salone sottostante alla Chiesa.
A termine di questa prefazione, non possiamo dimenticare tutti coloro che all’epoca concorsero ai vari livelli istituzionali ed ecclesiastici alla realizzazione dell’opera:
• Sentore Nicola Mancino;
• Sentore Salverino De Vito (Ministro per la ricostruzione delle aree terremotate);
• Ing. Antonio Martusciello e Francesco Calabrese (Provveditori alle OO.PP. di Napoli);
• Ing. Elio Aucone (Ing. Capo del Genio Civile di Avellino);
• Dott. Antonio Belisario (Dirigente del Comitato di Controllo di Avellino – Regione Campania);
• Mons. Pasquale Venezia (Vescovo della Diocesi di Avellino);
• Agostino Tommaso Gubitosa (Abate Ordinario di Montevergine);
• Don Carlo Rabasca (Vicario Generale della Diocesi di Montevergine);
• Mons. Antonio Carbone (Ufficio legale Città del Vaticano).
Cronistoria degli eventi
Con il sisma del 23 novembre 1980 la Chiesa Madre, dedicata al Patrono San Nicola di Bari crollò completamente, distruggendo la suppellettile sacra, l’altare, il presbiterio e il tabernacolo con l’Eucarestia, lasciando solo molte parti pericolanti, in seguito rimosse dai VV.FF. di Avellino, perché esse costituivano un pericolo per l pubblica e privata incolumità. Stessa sorte toccò alla sagrestia con i locali annessi. I Vigili del Fuoco con un paziente e diligente lavoro, collegato ad un elevato rischio, riuscirono a salvare tutte le statue dei Santi, il crocifisso che oggi occupa la parete semicircolare alle spalle dell’altare e le campane di bronzo, che furono successivamente posizionate nel campanile della nuova Chiesa, oltre ai resti di pietre calcaree locali bucciardate, provenienti dalla cava di proprietà Sessa, oggi posizionate come mura esterne perimetrali. Dopo un momento di smarrimento la Parrocchia, riorganizzò la vita religiosa presso i locali terranei del compianto Alfonso Argenziano, dove vennero trasferite tutte le statue dei Santi, l’altare di legno e dove venivano celebrate le funzioni religiose. Anche la Casa Canonica, che era annessa alla Chiesa aveva subito dei danni dal sisma alle pareti laterali, per cui fu dichiarata inagibile dai tecnici incaricati di procedere alle verifiche strutturali. Il post sisma ebbe come obiettivo primario la ricostruzione degli edifici privati, pubblici e religiosi, con le relative infrastrutture e in questo contesto, venne costituito il Comitato Parrocchiale presieduto dal Sac. Giovanni Pellecchia con l’obiettivo di ricostruire la Chiesa Madre, sulla stessa area di sedime. Nella primavera successiva dell’anno 1981, venne donato alla Parrocchia dalla Caritas Diocesana di Montevergine, un prefabbricato metallico, che per gentile concessione del compianto Giacchino Gioia, fu installato all’interno della sua proprietà (ove attualmente è stata realizzata la lottizzazione Gioia). In breve tempo esso diventò funzionale, con il trasferimento dei Santi e di tutte le suppellettili sacre dai locali di Alfonso Argenziano, ma forti erano i disagi per i fedeli a causa degli sbalzi termici stagionali all’interno della struttura. Tale stato di disagio ambientale durò per circa due anni, fino a quando non venne ristrutturata la Casa Canonica, per cui tutte le attività religiose e pastorali trovarono una collocazione fissa e stabile. Intanto, il Comitato Parrocchiale, aveva affidato ai coniugi Ing. Francesco Iannaccone e Arch. Anna Petruzziello l’incarico di progettazione per la ricostruzione della nuova Chiesa. Il progetto fu presentato al Provveditorato OO.PP. della Regione Campania di Napoli alla Marchese Campodisola, su committenza della Curia Abbaziale di Montevergine a firma del delegato Parroco pro tempore Sac. Giovanni Pellecchia. Il progetto insisteva sull’area di sedime della vecchia Chiesa con tutte le limitazioni del lotto esistente: irregolarità dello stesso, dimensioni limitate dovute alla presenza dell’area annessa al campanile, alle proprietà private e all’ingresso stretto e angusto. La ricostruzione della Chiesa sulla vecchia area non convinse ne il Comitato Parrocchiale ne il Comitato di Quartiere, per cui cominciò a balenare nella mente di una frangia della componente giovanile, successivamente condivisa anche dalla parte più conservatrice tra cui lo stesso Presidente del Comitato Parrocchiale, di delocalizzare in un altro sito la Chiesa per garantirne una migliore funzionalità nel rispetto del nuovo aggregato urbano, che si spostava a valle lungo la ex Strada Provinciale n°88 per Montevergine. I siti che furono individuati erano due, entrambi all’interno della proprietà di Sparano Vittorio e prospicienti alla strada innanzi menzionata:• il primo, dove in seguito è stata realizzata la lottizzazione Sparano;
• il secondo, dove attualmente è stata ricostruita la Chiesa.
La Comunità si divise, non solo sulla delocalizzazione della Chiesa, ma anche sulla scelta dei siti, in quanto si riteneva che con quella scelta fosse dimenticato e abbandonato un pezzo di storia durato quasi un secolo. Dopo tanti confronti e discussioni, venne individuato il secondo sito, perché il primo avrebbe spostato di molto il baricentro della vita sociale e religiosa dei Torellesi, con una perdita di identità e di valori. Allora fu una scelta saggia e coraggiosa, non solo per la ricostruzione della Chiesa, ma per le nuove esigenze ed espansioni urbanistiche che erano in essere, in questo nuovo contesto dopo il sisma. I dissapori e le incomprensioni, sia all’interno del Comitato Parrocchiale che del Comitato di Quartiere vennero superate, per cui si ripartì con forte e nuovo slancio alla ricerca di offerte da destinare alla ricostruzione della Chiesa Madre. Dopo un’ampia e tormentata trattativa, che più di una volta aveva sfiorato la rottura, il Signor Sparano Vittorio, dava la diponibilità del terreno per la ricostruzione della Chiesa su una superficie di mq 1000, che si concretizzava con la stipula dell’atto del Notaio Vincenzo Giordano del 25-11-1985, registrato in Avellino il 6-12-1985. In seguito all’acquisizione dell’area, il progetto venne rimodulato sia da un punto di vista estetico che funzionale, con la previsione di realizzare sotto la Chiesa un confortevole salone dotato di tutti i servizi. Con la delocalizzazione della Chiesa furono migliorate sia le aree pertinenziali, che restavano comunque di interesse pubblico, in un’area che aveva subito notevoli trasformazioni ed è tuttora in via di espansione in senso radiocentrico, rispetto al nuovo sito individuato. Il beneficio di questo spostamento oltre ad essere di tipo urbanistico è soprattutto a vantaggio dell’edificio di culto, che poteva disporsi più liberamente nell’area, traendone vantaggio sotto l’aspetto della distribuzione delle funzioni e delle forme ad esse correlate. Il suolo in esame veniva classificato dallo strumento urbanistico vigente P.R.G. (Piano Regolatore Generale) in“Zona di Espansione di tipo C1”. In funzione delle caratteristiche urbanistiche e dei confini dell’area, il progetto venne adeguato alla Legge Regionale n°38/84 – Art.1 e 8, la quale prevedeva la deroga agli strumenti urbanistici (rispetto alla ex strada Provinciale per Montevergine) della distanza di 10 mt. previsti a 5 mt. allorquando si dovevano costruire opere pubbliche (scuole, ospedali ecc) o opere di interesse pubblico (chiese ed altri edifici di culto). Il nuovo complesso parrocchiale presentava uno sviluppo planimetrico di 379 mq di cui 305 mq a chiesa e altri 65 mq. a sacrestia e uffici a piano terra e abitazione del parroco al piano superiore. la volumetria complessiva risultava essere di 3500 mc, mentre quella distrutta dal sisma planimetricamente era di 324 mq e 4000 mc di volume, perché si sviluppava di più in altezza.