Cenni Storici - Sito Ufficiale Parrocchia San Nicola Torelli di Mercogliano

Parrocchia San Nicola di BariTorelli di MercoglianoDiocesi di Avellino

Parrocchia San Nicola di Bari Torelli di Mercogliano Diocesi di Avellino
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Parrocchia San Nicola di Bari
Torelli di Mercogliano
Diocesi di Avellino
Parrocchia San Nicola di Bari
Torelli di Mercogliano
Diocesi di Avellino
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La Chiesa -dalle origini ai nostri giorni-
La prima volta che compare il nome della chiesa di San Nicola in Torelli e nel febbraio 1136, come quasi tutte le chiese che ricadevano nel territorio di Mercogliano il riferimento è riportato per l’ubicazione di un castagneto. Di tale chiesa veniva menzionato il fatto che essa si trovava nella località denominata Villanova. Per questi motivi la chiesa è presentata come San Nicola di Villanova. Questa località, secondo i documenti, ha le seguenti caratteristiche: è presso una “via pubblica”, è formata di terreni coltivati a vigne e castagni. La Chiesa di S. Nicola ha poi qualche possesso presso la “Fontana di San Nicola”, denominazione tuttora viva in Torelli. In un borgo antico come quello di Torelli, si dovette molto presto sentire, in quei tempi di forte fede, il bisogno spirituale di una chiesa per l'uso di quegli abitanti. Ragioni poi di deduzione storica fanno supporre che la chiesa fin dall' inizio fosse dedicata al taumaturgo San Nicola di Mira, la cui tomba in Bari era uno dei Santuari più celebri e più frequentati non solo d'Italia, ma del mondo. È San Nicola di Bari dovette essere presto, oltreché titolare della Chiesa, anche patrono principale del villaggio, perché negli strumenti di quel tempo, il nome di Nicola portato da più individui di Torelli contemporaneamente. C’è da sottolineare che la primitiva Chiesa di Torelli non dovette trovarsi al posto dell'attuale e nemmeno al posto della chiesa edificata dal curato Iandolo, distrutta poi dal disastroso sisma del 1980, verosimilmente l'ubicazione è da ricercarsi lungo la via oggi ancora detta di “San Nicola”, e quindi suggeriremmo di identificare anche in quel luogo preciso la scomparsa località “Villanova”. Sin dalla sua fondazione la chiesa era entrata negli interessi di Montevergine a mano a mano che erano stati ceduti al monastero i diritti patronali che i singoli privati avevano sulla chiesa e sui fondi che rappresentavano il suo beneficio. Essa perciò già figura nell’elenco delle Chiese dipendenti di Montevergine nella bolla di Celestino III del 1197. È interessante notare poi che la Chiesa si trova ad esser fornita di non disprezzabile dotazione di beni materiali, perché i suoi rettori il presbitero Bisanzio nel 1152 e successivamente i rettori Don Riccardo e Don Bernardo, nel 1177 sottoscrivono, a nome della Chiesa, strumenti di fitti, enfiteusi ecc. Fin dall’anno 1209 troviamo designato qualche verginiano come custode della chiesa di S. Nicola di Villanova. Della Chiesa non si fa più parola dopo il 1264, quando per le condizioni generali del regno, non si rese più sicura e tranquilla la dimora in quella campagna. Il secondo periodo di vita della chiesa di S. Nicola trova la manifestazione più chiara e inequivocabile nel 1617 quando troviamo la menzione esplicita della chiesa di S. Nicola del casale di Torelli di Mercogliano, trattasi di una visita pastorale della chiesa di diritto patronale di laici, i quali lasciavano molto a desiderare nel fornire la medesima del necessario al culto. Dieci anni dopo, questi laici erano già caduti dal loro diritto patronale e la chiesa era devoluta al monastero; c’è lo assicura la visita pastorale del 27 agosto 1627. Vi è nell'archivio di Loreto di Montevergine un inventario redatto nel 1690 di tutto ciò che formava la dote della Chiesa di Torelli in quell'epoca. L'inventario, oltre a ricordarci che la Chiesa aveva un solo altare con l'icona di S. Nicola, S. Guglielmo e la B. Vergine di Costantinopoli, fa anche l'elenco di tutti i beni statali che possedeva (quattro terricciuole e due selvette) e dei censi (una messa domenicale e 40 carlini dagli eredi di Nicola Santangelo e di Paolo Izzo). Nel 1739 beneficiario della Chiesa era il sacerdote Francesco Improta. Nel 1669, nel 1725, nel 1787 si aprirono presso i tribunali, civile ed ecclesiastico, tre lunghe vertenze, per chiarire se e in qual grado la Chiesa di San Nicola fosse compatronato degli eredi delle famiglie Santangelo, Saraciniello e Improta, e quindi se la Chiesa fosse di patronato ecclesiastico o laico, certo non fu mai esibito un documento per comprovare questo diritto patronale laico. Il problema ebbe conseguenze pratiche per l'assistenza religiosa della Chiesa anche se come si rileva dai documenti, specie del '700, doveva essere proprio un monaco verginiano che nelle feste e nelle domeniche vi si recava a celebrarvi la messa dal vicino Loreto, e vi amministrava i sacramenti della penitenza e dell’eucarestia. A più riprese, già dal '600, gli Abati dovettero inculcare periodicamente di riparare i danni della Chiesa e di provvederla di decente suppellettile. Nel 1783, la Chiesa stessa che era “ruinosa” fu dall'Abate del tempo rifatta “in ampliorem elegantiorenque formam”. Non ci è dato sapere se con queste parole si voglia indicare un totale rifacimento oppure solo un restauro. In realtà, quella di Torelli rimase ancora per molto tempo una modesta chiesa di villaggio. L’attaccamento alla religione è sempre stato caratteristico degli abitanti di Torelli. Se ne ebbe una manifestazione in un ricorso inoltrato all’abate di Montevergine nel 1780. Siccome vi era una legge civile che limitava il numero dei sacerdoti secondo una data proporzione in relazione agli abitanti del luogo, i torellesi pregarono l’abate generale di non assecondare le vocazioni delle famiglie di Mercogliano, facendo iscrivere al clero di Torelli sacerdoti che non erano di questo casale, perché essi curavano poco o nulla il bene spirituale della popolazione. Si giunse in questo modo nel 1804 quando una numerosa rappresentanza di abitanti di Torelli presentò al Re Ferdinando IV un memoriale in cui si chiedeva l’apposizione in chiesa del Santissimo Sacramento dell’Eucarestia e l’erezione di un economo curato per la cura degli interessi spirituali della popolazione. Torelli e la sua chiesa, infatti, rimasero per lungo tempo una dipendenza della matrice di S. Pietro di Mercogliano dal punto di vista canonico che provvedeva a fornire i sacerdoti in tutte le chiese di Mercogliano e di quelle del casale di Torelli e di Valle. La petizione dei Torellesi fu da Casa Reale inviata per competenza, con la preghiera di riferire al riguardo, all'Abate Ordinario di Montevergine Don Raffaele Aurisicchio il quale, come era facile attendersi, corroborò col proprio voto favorevole detta petizione. Fu pertanto che l'Abate Aurisicchio, commosso dalle ottime disposizioni dei Torellesi che si dichiaravano pronti a restaurare e preparare convenientemente la Chiesa per il Santissimo, e autorizzato con reale dispaccio del 17 ottobre di quell'anno, decise di elevare la Chiesa di Torelli al grado di Economato curato e conseguentemente, assegnò, dietro concorso, il 29 marzo 1805, il sospirato pastore a quelle anime, col titolo di Economo Curato, nella rispettabile persona di Don Lorenzo Leo che vi fece l'ingresso il 31 dello stesso mese. Si delimitava in questi termini il territorio che faceva capo alla chiesa di Torelli che, come recitano i documenti del tempo interessavano “ praticamente tutto l’abitato del casale di Torelli e Torellucci e tutto quel tratto di strada che comincia dalle case di Modestino Iannaccone e girando a destra per l’acqua detta di San Nicola conduce ad Alvanella e di là per tutta la regia strada fino al confine del territorio di Avellino, incluso il mulino dell’infornato e tutti i casamenti costruiti e costruenti al di sopra e al di sotto di detta regia strada”. Nonostante tutto la Chiesa di Torelli rimase ancora succursale di Mercogliano, l'Economo Curato era alle dipendenze dell'Arciprete di quel paese: un suo “vicario” La vita spirituale del borgo fece dal 1805 rilevanti progressi, specialmente sotto i tre Economi che ebbero un lungo governo: Don. Modestino De Vito (dal 1816 al 1856); Don Giuseppe Siccardi (dal 1858 al 1893) e Don Alfonso Iandolo (dal 1893 al 1919). Tutti i sacramenti venivano amministrati nella Chiesa curata, vi era la fonte battesimale e anche le pratiche matrimoniali avevano qui il loro corso ordinario. Le funzioni, tra le altre i mesi di maggio, erano frequentate. Nel 1886 si impetra ad septennium il privilegio dell'altare maggiore privilegiato. Ma il problema di una definitiva situazione giuridica e spirituale che assicurasse stabilmente l'assistenza spirituale della popolazione sempre crescente, permaneva, questo problema si risolse con la creazione della Parrocchia. Punto imprescindibile all'avvento di questa nuova entità giuridico spirituale non poteva non essere la radicale eliminazione della precarietà in cui si trovava ormai da tempo la vecchia e malandata chiesetta, che assorbiva periodicamente molte somme di denaro, senza avvantaggiarsene. Fu così che si decise di costruire una nuova chiesa più ampia, più solida, più decorosa, che doveva sorgere al posto e nell'identica ubicazione dell'antica. L'incoraggiamento morale e materiale di cui l'Abate Ordinario Mons. Corvaia confortò ininterrottamente l'opera, l'instancabile e commovente contributo di lavoro e di amore portato da Don Alfonso Iandolo, il generoso e ammirevole concorso del popolo, sono cose troppo note perché valga la pena di insistervi a lungo. La costruzione procedé necessariamente lenta e, iniziata nei primi anni dell'economato di Don Alfonso Iandolo, durò alcuni lustri. L’opera fu completata ai primi anni del 900, Torelli aveva la sua bella e funzionale chiesa nell’anno 1906. L’abate Don Ramiro Marcone già dai primi mesi del suo governo giudicò venuto il momento di soddisfare il comune desiderio che invocava la sospirata erezione della Parrocchia. Dopo presa chiara visione dei dati giuridici, topografici ed economici perché la nuova creazione fosse un organismo vivo e vitale e saldamente costituito, dopo esperite le preliminari pratiche, procedé all'erezione ufficiale e canonica della Parrocchia con bolla datata dal Palazzo abbaziale di Loreto il 1° gennaio 1920. A titolare e patrono della nuova Parrocchia prescelse il titolare stesso della Chiesa, S. Nicola di Bari, e quindi la denominazione ufficiale del parroco locale fu così precisata: “Parroco della chiesa di San Nicola vescovo e confessore di Torelli”, nominando il primo parroco nella persona del sacerdote Don Domenico Vecchiarelli. Con saggia determinazione volle che i legami, che congiunsero nei secoli Torelli a Mercogliano, non venissero rotti d'un tratto, ma avessero la loro consacrazione in talune caratteristiche disposizioni, d'indole liturgica più che altro, le quali, salvaguardando pienamente l'autonomia della recente Parrocchia, fossero insieme l'estrinsecazione della legittima gratitudine della nuova alla vecchia Chiesa matrice. Conseguita questa autonomia si provvedete a primi consistenti restauri e abbellimenti. I lavori si intensificarono dopo il terremoto del 1930 che arrecò numerosi danni alla chiesa e alle opere circostanti. Per i restauri che si eseguirono in chiesa nel 1931 l’abate Marcone dettò una apposita iscrizione in latino incisa su una lastra di marmo che tradotta in italiano così recitava: “Questo tempio, dedicato a San Nicola, con l’aiuto del popolo devoto già edificato da Alfonso Iandolo scosso da poco per il flagello del terremoto, il parroco Giuseppe Forino lo restaurò e realizzò nell’anno della salvezza del 1931” Lungo e difficile fu la ricostruzione del campanile che risultò di un’altezza pari a 33 metri. Comunque nel 1938 il campanile era finalmente realizzato con l’apposizione di un’artistica campana in bronzo. Altri importanti lavori furono eseguiti durante il governo dell’abate Tranfaglia e dell’abate D’Amore. Si fa riferimento principalmente alla costruzione della casa canonica che fu completata per la pasqua del 1970. Purtroppo a seguito del terremoto del 23 novembre 1980 ci fu il crollo della chiesa e del campanile e si dovette pensare alla loro ricostruzione ma della nuova chiesa ne parleremo dettagliatamente in una sezione a parte. Fino al 2005, l'abbazia di Montevergine estendeva la sua giurisdizione come Diocesi su nove parrocchie nei Comuni di Mercogliano, Ospedaletto d'Alpinolo, Summonte e Sant'Angelo a Scala in Provincia di Avellino, tra queste parrocchie c'era anche la nostra. Con decreto “Montisvirginis Venerabilis Abbatia” della Congregazione dei Vescovi, il territorio della Diocesi di Montevergine è stato limitato al solo Monastero verginiano e al palazzo Abbaziale di Loreto di Mercogliano, di conseguenza le nove parrocchie dei territori sopra citati, tra cui anche la nostra, sono state trasferite alla Diocesi di Avellino. Questi sono gli accadimenti storici della nostra parrocchia che abbiamo ricostruito, per  il periodo che va dalla prima menzione di una chiesa a Torelli fino al disastroso sisma del 23 novembre 1980, grazie a documenti inediti dell’archivio di Montevergine, e all’opera di Don Giovanni Mongelli O.S.B. di Montevergine: “Storia di Mercogliano dalle origini ai nostri giorni Volume II”. La storia successiva al terremoto del 1980 che racconteremo in modo dettagliato in una sezione a parte è più recente; persone anziane sono state testimoni dei fatti accaduti, c’è li hanno raccontati e noi li scriveremo.
A margine della storia scritta sopra, si riportano qui di seguito le principali notizie rinvenute dai pochi documenti cartacei rinvenuti in parrocchia: il registro dei battesimi risulta istituito in data 1° gennaio 1842, le annotazioni recano sempre la sottoscrizione dell’Arciprete di San Pietro che fornisce licenza al curato di Torelli, a partire dal 16 giugno 1893, l’annotazione sui registri di battesimo è effettuata personalmente dall’economo curato di Torelli, dietro espressa licenza dell’Abate di Montevergine di pari data. Il registro dei matrimoni o sponsali è invece istituito in data 1° gennaio 1920, questo perché le pratiche di matrimonio erano prima sempre istruite presso l’Arcipretura di San Pietro, non essendo Torelli parrocchia, e non avendo il curato responsabile autonomia giuridica e canonica per l’amministrazione del sacramento del matrimonio. C’è da riferire una notizia curiosa; a partire dalla fine del secolo XIX e fino ai primi anni del 1900, un’apposita pagina dei registri dei battesimi è dedicata alla trascrizione di battesimi eseguiti negli Stati Uniti d’America. Molto spesso è riportata anche la dicitura originale in lingua inglese redatta dal parroco del luogo che informa l’esecuzione del battesimo, il nome dei battezzati e i dati identificativi dei genitori e padrini. I luoghi ove vengono amministrati i battesimi e i nomi delle chiese sono quasi sempre gli stessi, segno che probabilmente era presente in quelle zone una comunità di Torellesi emigrati. Si forniscono i nomi e i luoghi rinvenuti dal registro: St. Ann Church in località di Hoboken New Yersey; Chiesa di San Francesco D’Assisi, in località Hoboken New Yersey; Chiesa di San Vincenzo Ferreri in New York, Parrocchia del Preziosissimo Sangue in Baxter Street 115 New York.

Parrocchia San Nicola di Bari Torelli di Mercogliano (AV) Diocesi di Avellino C.F. 92105810649
Parrocchia San Nicola di Bari Torelli di Mercogliano (AV) Diocesi di Avellino C.F. 92105810649
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